martedì 13 novembre 2018

GrauZONE. Mauro Cangemi in mostra il 16 novembre

© Mauro Cangemi
GrauZONE

"L'ombra è la traccia effimera dell'esistenza. E' la testimonianza dei movimenti e delle stasi. Il grigio e il nero le conferiscono un carattere totalizzante che ne confonde la comprensione, delineando una zona senza toni, senza sfumature; impenetrabile, invalicabile e riservato. Essa è l'immagine che proiettiamo ogni giorno nel mondo per mostrarci solo in parte agli altri."

Mauro Cangemi nasce a Napoli il 25/10/1962. Di professione architetto, nel 1978 scopre l'Arte della fotografia attraverso lo studio delle poetiche dei grandi maestri. Trascorre tantissime ore della sua adolescenza ad osservare la luce sui muri, nelle strade, nei vicoli, sui volti ed altrettante ore in camera oscura. Visita innumerevoli mostre e cammina tanto con la sua inseparabile fotocamera. Solo nel 2000 approda al digitale. Predilige l'uso della reflex, senza alcun automatismo ad eccezione del solo controllo esposimetrico della luce. Utilizza quasi sempre la tecnica dell'iperfocale ed ha una naturale predisposizione per la fotografia surreale.📷

La Tiendaequosolidale
venerdì 16 novembre
dalle ore 18:00 alle 20:00
Via Solimena, 143, 80127 Napoli
(al Vomero - Napoli - all'interno della Galleria Commerciale "Forum Scarlatti" in Via Solimena 143 (angolo Via Luca Giordano altezza negozio Zuiki) ed ingresso anche da Via Scarlatti 198 (discesa Parking Gioia - convenzionato)

giovedì 4 ottobre 2018

NEAPOLIS UNDERWATER

Una mostra dedicata al mondo sommerso con gli scatti dei più prestigiosi fotografi partenopei che da anni diffondono attraverso le proprie opere il misterioso e affascinante mondo marino.

Un omaggio al mare di Napoli così straordinariamente ricco di vita e di contraddizioni che rivela sempre grandi sorprese agli occhi dell'osservatore.


La mostra verrà inaugurata il 14 ottobre alle ore 18.00 presso il Centro Ricerca e Divulgazione dell'Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola, alla presenza degli autori e sarà anche l'occasione per vivere il panorama del Parco in un orario in cui l'area è solitamente chiusa.

Durante il periodo di esposizione delle opere, ogni sabato, sempre alle ore 18.00 al Parco Sommerso di Gaiola, i 3 autori (Guido Villani, Pasquale Vassallo e Salvatore Ianniello), presenteranno le proprie fotografie attraverso una proiezione che illustrerà al meglio le meraviglie del mondo sommerso, sapientemente catturate dai propri obiettivi. 

Dopo essere stata ospitata in numerose sedi, la mostra approda nella piccola Area Marina Protetta napoletana, i cui fondali ospitano una ricchissima biodiversità, oltre che uno straordinario patrimonio archeologico sommerso.

NEAPOLIS UNDERWATER

Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola (Discesa Gaiola, 80123 Napoli) 
14/10/18 - alle ore 18.00: Inaugurazione mostra
20/10/18 - alle ore 18.00: Proiezione fotografica Guido Villani
27/10/18 - alle ore 18.00: Proiezione fotografica Salvatore Ianniello
03/11/18 - alle ore 18.00: Proiezione fotografica Pasquale Vassallo


martedì 12 giugno 2018

Amusement Places - Stefano Cerio e la solitudine dei luoghi da ascoltare

Amusement Places, i luoghi metafisici del divertimento.

Fino al 15 luglio in mostra presso La Casa della Fotografia - Villa Pignatelli




Finzione o realtà?

Sembrano modellini, scenografie posticce, plastici in cui ci si è dimenticati di inserire gli omini in scala. I rapporti spazio-temporali tra uomo e luoghi sono annullati. Totale assenza della presenza umana. A un primo sguardo sembrano fotomontaggi, luoghi immaginari, grotteschi, impossibili. Ma è tutto vero.
La realtà che ci presenta Stefano Cerio è drammaticamente, o immagnificamente se si preferisce, paradossale.
Il pensiero e la mano dell’uomo compiono “attentati” al paesaggio col fine di far stare bene gli umani attraverso il divertimento di massa. I non-luoghi del 21° secolo.

Amusement Places è la sintesi di una ricerca personale di un fotografo dal carattere gioviale, che sprizza simpatia con un lato ironico e sarcastico che trasmette attraverso le proprie immagini.
Il suo punto di vista è esterno. L’occhio di un grande fotografo in effetti deve sempre essere esterno, distaccato, anche se fotografa un uomo in fiamme o una bambina che fugge da un’esplosione al napalm.

Stefano documenta, con una sorta di still-life urbano, atmosfere verosimili ricreate con la luce ambiente del mattino o con spari di flash nella notte con esposizioni di 1/250” (Night ski e Night games) per azzerare ogni infiltrazione parassita della luce ambiente. Una leggera schiarita sulle ombre in postproduzione e le sue immagini assumono uno stile inconfondibile.

L'inquietidudine del silenzio

Qual è il mondo che viviamo? Quello in cui siamo dentro, consumando, spendendo, divertendoci o quello che ci è mostrato mentre dormiamo o stiamo rintanati in casa perché fuori fa freddo? Entrambi.

Solo che durante i nostri sonni fuori c’è una pace o un incubo che non viviamo e nei (non)luoghi di Amusement Places ci vengono mostrati nel loro esistenzialismo nudo e crudo.
Se Edward Hopper dipingeva l’inquietitudine del silenzio, Stefano Cerio lo fa con la fotografia.

Se Giorgio de Chirico dipingeva situazioni metafisiche, ecco che architetture grigie e apparentemente inabitate in contrasto coi colori di scivoli acquatici e giostre ci riportano a quelle sensazioni.
E con punte di surrealismo onirico come la gigantesca scultura di polistirolo (Huairon -2013) che segnala la presenza di una zona produttrice di frutta e che ricorda Camera d’ascolto di magrittiana memoria.

Lo spazio metafisico

Si perde il senso dello spazio urbano di quelle città dell’Est che ha normalmente un’alta densità di popolazione con strade affollate.
Il senso del tempo, in Cina e in Giappone, è legato alla produttività. Non c’è tempo da perdere. Ce lo ricordano i giganteschi orologi piazzati nelle spiagge deserte dell’alba che in quei momenti soltanto loro vivono, inutilmente nella notte, cadenzandone i minuti.

Spazio, tempo, frenesia, tutti i ritmi urbani sono azzerati.

Immagini soft e luminose di albe dai cieli bianco lattiginoso che sovrastano mega-strutture del divertimento dalle contaminazioni estetiche occidentali.

- A Pechino ero stato a fare un sopralluogo per studiare il punto di vista da cui avrei fatto la foto - racconta Cerio - Tutto perfetto. All’alba del giorno dopo stavo sul posto e non potei realizzare lo scatto che mi serviva perché insolitamente il cielo era azzurro. Mi dissero che avevano spento le centrali a carbone in quanto c’era l’elezione del loro Presidente e dovevano “colorare” un po’ il cielo attenuando l’inquinamento dell’aria -

Caratteristiche tecniche della mostra

La mostra si estende in cinque sale che mostrano i progetti di Stefano Cerio legati al divertimento di massa.
Stampate in grande formato su carta Canson o Hahnemühle e queste ultime incorniciate con vetro sintetico antiriflesso, le fotografie sono state scattate con L’Ebony (macchina a pellicola 4x5) e un'Alpa che monta un dorso phase one iq3 100.

C’è uno spazio in cui sono proiettati due video in loop realizzati dall’autore e che in rallenty mostrano altrettanti aspetti paradossali di scene di vita crocieristica.
In un’altra sala sono esposte in vetrina alcune immagini tratte da Night Games accompagnate da versi dello scrittore Tommaso Ottonieri.



L’esposizione, curata da Denise Pagano, è promossa dal Polo Museale della Campania, diretto da Anna Imponente, in collaborazione con gli Incontri Internazionali d’Arte e lo Studio Trisorio.

Sede espositiva
Museo Pignatelli, Napoli
Riviera di Chiaia, 200
tel. 081 669675
pm-cam.pignatelli@beniculturali.it
facebook.com/villapignatellicasadellafotografia

Periodo: 6 giugno -15 luglio 2018
Biglietto: intero: € 5
Orario: Ore 10-17 (ultimo ingresso ore 16); martedì chiuso

Sito web
www.polomusealecampania.beniculturali.it

Ufficio Stampa
Polo museale, Simona Golia, Tel. +39 081.2294478; pm-cam.uffstampa@beniculturali.it
Studio Trisorio, info@studiotrisorio.com





Luciano e Marco Pedicini in mostra: Metabolismo Napoletano


Metabolismo Napoletano. L’arte antica e contemporanea si interconnettono trasversalmente. A Palazzo Zevallos Stigliano.






Un Paradiso abitato da demoni

Napoli. Lì dove tutto può essere il contrario di tutto, luoghi e azioni si sovrappongono, si decostruiscono, le piazze si trasformano per rinascere sotto nuove forme.
La sirena Partenope era un uccello che divenne pesce. L’illuminazione di via Eldorado a Borgo Marinari da gas diventò a led. Palazzo Fuga cambia destinazioni d’uso nel corso degli anni…

In fondo parliamo un po’ di quel che fu definito da qualcuno un Paradiso abitato da demoni.
Parliamo di quella città di cui Goethe notò quanto fosse pulita rispetto ad altri luoghi visitati perché tutti i residui dei mercati erano raccolti per farne compost nelle campagne circostanti.

Una città a strati. Medioevo, civiltà greca, nuclei romani, spagnoli… L’archeologia ritrovata resta e il contemporaneo è liquido. Mobile. Tutto compostabile, tutto rigenerabile, tutto metabolizzabile. È il Metabolismo Napoletano.





Elementi urbani si interconnettono con quelli delle varie civiltà approdate nella città. Tufo, piperno, cemento armato, arte antica e moderna si implementano. Simbiosi ed osmosi del territorio. È una città che vive, che respira, si ricicla. Nulla è mai come prima. Tutto convive tra affinità e associazioni culturali. Crescendo, rinnovandosi, a volte cascando nell’obbrobrio e nello scempio, altre volte manifestandosi nella grande bellezza.

Il metabolismo dei Pedicini

È un processo metabolico inevitabile per una città creativa a prescindere. Catabolismo e anabolismo.Metabolismo Napoletano di Luciano e Marco Pedicini.
una ricerca di associazioni mnemoniche tra territorio, arte e architetture di Napoli durata oltre un anno e presentata nel 2017 all'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles.

Per oltre un anno padre e figlio, con il contributo di Maria Antonella Fusco, hanno individuato quelle che potevano avere affinità tra l’arte antica e quella contemporanea creando dittici e polittici, talvolta con coincidenze che ne riprendono analoghe composizioni geometriche. Ispirazioni a volte tratte dalla consultazione del loro archivio fotografico che conta oltre 60.000 immagini dell’arte di Napoli.Relazioni che valorizzano l’identità, della cultura e dell’arte del territorio.

E così uno scorcio dell’atelier di Giuseppe Pirozzi è associato a quello del deposito del MANN, cosarella di Vincenzo Gemito si ricollega alla ragazzina rom dipinta da Jorit sulla facciata di un palazzo a Ponticelli. L’urlo dell’internato dipinto dallo street-artist Blu sui muri dell’ex OPG è al centro di un trittico che comprende le anime disperate dei dannati trasportati da Caronte di Pedro de Rubiales.





E gli accostamenti continuano, con opere contemporanee di Augusto Perez, Jannis Kounellis, Francisco Bosoletti e altre ancora, con archeologia, dipinti e architettura del passato ritratti nei luoghi storici della città: Castel Capuano, Castel dell’Ovo, la necropoli ellenistica della Sanità gestita dall’Associazione Celanapoli, la Piscina Mirabilis


Specifiche tecniche delle opere

Sono opere che rafforzano la memoria culturale di Napoli attraverso un immaginario (de)costruito che aiuta alla conoscenza trasversale dei periodi storico-artistici vissuti dalla città tra la superficie e l’underground archeologico e quello delle stazioni d’arte della metropolitana.Quindici opere in esposizione: 11 dittici, 3 trittici e un polittico.

Pannellate e senza vetro, per farne apprezzare la plasticità dei materiali fotografati, e stampate con il loro plotter su carta Hahnemühle Photo Rag Baryta.
Le immagini sono scattate con Hasselblad H6D-100c e con obiettivo decentrabile sono per lo più realizzate con lunghi tempi di esposizione, anche per ottenere qualche effetto panning, con l’utilizzo di flash o torce a luce continua per sfruttare talvolta la tecnica del Light painting e dell’esposizione multipla.
Il catalogo della mostra è edito da Arte’m e contiene un saggio introduttivo di Maria Antonella Fusco, Direttrice dell’Istituto Nazionale per la Grafica.


APERTURA AL PUBBLICO: 9 giugno 2018 – 30 settembre 2018
Metabolismo Napoletano di Luciano e Marco Pedicini
Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano – Via Toledo, 185 Napoli
dal martedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 18.00 (ultimo ingresso ore 17.30); sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 20.00 (ultimo ingresso ore 19.30), chiuso lunedì
Aperture straordinarie: 15 agosto con ingresso gratuito

Informazioni: numero verde 800.454229; info@palazzozevallos.com; www.gallerieditalia.comBiglietto: intero 5 euro, ridotto 3 euro.

BIO:
Luciano Pedicini
Marco Pedicini


mercoledì 23 maggio 2018

Dedicato ai giovani fotografi: contestualizzare le immagini e diritti

Da alcuni anni c’è l’usanza da parte di alcune testate giornalistiche di sottoporre agli autori di immagini una liberatoria che spesso può contenere clausole vessatorie che tendono ad azzerare i diritti fondamentali degli operatori dell’informazione visiva.

Dedicato ai fotografi e ai video-maker millenials…





Immagine ottenuta con sovrapposizione di due foto (sandwich)
La ricevuta di consegna di “ieri”

Fino a tutti gli anni ’90 quando un fotografo inviava immagini in visione a un giornale per valutarne l’eventuale pubblicazione, era dato per scontato che i diritti di riproduzione delle immagini fossero ceduti per una sola pubblicazione.

La cessione dei diritti d’uso era determinata essenzialmente in base alla loro destinazione d’uso (nome della testata, copertina, doppia pagina, interno medio…), al formato occupato nelle pagine e in base alla tiratura di stampa (in quante copie veniva stampato il giornale).

Eventuali ripubblicazioni necessitavano di un ulteriore compenso: i cosiddetti “ripubblicati”.

Tutto ciò, a scanso di equivoci, veniva comunque formalizzato facendo firmare una ricevuta di consegna al picture-editor.

Stesso discorso valeva per immagini di archivio cedute per destinazioni pubblicitarie: manifesti, inserzioni, brochure…



Case history

Nel 2008 una delle più grandi testate giornalistiche internazionali vide alcuni miei video di Parigi su Youtube e mi chiese se poteva utilizzarli previa mia firma su una liberatoria che mi avrebbero inviato.
Nella mailbox mi trovai un loro documento in cui chiedevano, tra l’altro:
  • l’utilizzo di spezzoni dei video per il loro canale Youtube
  • cessione dei diritti internazionali
  • diritti per qualsiasi destinazione d’uso compresi loro spot pubblicitari
  • possibilità di cedere a terzi parte del girato
  • liberatoria relativa alle persone (a me sconosciute) riprese nei video; cioè mi sarei dovuto accollare la responsabilità anche se una ragazza ritratta avrebbe fatto causa perché ripresa su un sottopasso della metro mentre le si alzava la gonna per il vento.
E, per di più, tutto gratis. Nemmeno la “gloria” del credit: non avrei mai potuto rivendicare la paternità del mio materiale in barba alla legge sul diritto d’autore.

Ovviamente dissi un NO secco.

Sempre nel 2008 stavo rifiutando di esporre in una personale a Madrid, presso l’Auditorium Nacional de Musica, perché non volevano riconoscere i “diritti di visione” delle immagini da esporre: alla fine accettarono.

Era una mostra che non mi interessava farla in quanto non avevo mano libera per gestirmela personalmente, i pannelli non non erano destinati alla vendita e quindi ne vedevo solo interessi di immagine per terzi. Non miei.

Può capitare che anche nel campo dell’arte gli artisti e quindi alcuni fotografi, o suoi eredi, siano fiscali pretendendo i diritti di utilizzo per la riproduzione dell’opera in libri specie se non si tratta di cataloghi. Ma questa è un’altra storia: quella delle release delle opere d’arte da consegnare insieme all’opera venduta.



Oggi?

Negli ultimi anni sto assistendo più volte a questa prassi delle liberatorie vessatorie da parte dei fruitori di immagini. Ci si trova in un labirinto di clausole che solo chi ha una buona conoscenza sui propri diritti autoriali riesce a districarsi: i millenials, quelli che in parte non sono cresciuti con la cultura del Diritto d’Autore hanno qualche difficoltà ritrovandosi non raramente soggetti ad equivoci di interpretazione del proprio lavoro una volta pubblicato.



Strumentalizzazione

Leggendo Un’autentica bugia di Michele Smargiassi ci si rende conto che nella storia della fotografia non sono rari i casi in cui un’immagine o un servizio fotografico siano riposizionati fuori contesto o addirittura taroccati, photoshoppati, croppati per cambiarne il senso.

Certa stampa sensazionalistica a volte non si fa scrupoli per creare fake-news che possano inficiare l’immagine di un politico, di una città, di un contesto sociale e ciò per rincorrere gli interessi di chi li fa mangiare.



Cosa fare

Chi realizza immagini fotografiche o video è bene che ricordi che è lui e lui soltanto l’autore di ciò che produce e deve sentirsi pienamente coinvolto sulla responsabilità relativa alla contestualizzazione del suo lavoro.

Ha il coltello dalla parte del manico e, qualsiasi liberatoria gli presentino, può e deve leggerla nei dettagli per capire a monte a cosa andrebbe incontro.

Fatto ciò il suggerimento non richiesto, ma gratuito, è quello di pretendere dal fruitore delle immagini cedute (non si vendono le immagini ma si cedono i diritti di utilizzo) di controfirmare la SUA liberatoria, un accordo in cui si specifichi l’obbligo di contestualizzarle per evitare appunto strumentalizzazioni e fake-news.



C’è chi dice no

Di fronte a una suddetta richiesta il cliente potrebbe rifiutare di accordarsi e in tal caso si rischierebbe di perdere un introito economico. Ma “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” e quindi sarà il fotografo o il video-maker a decidere se il gioco vale la candela tralasciando il fattore rischio-sciacallaggio delle immagini da lui prodotte.



Il rapporto fiduciario

Bisogna però considerare anche che a volte “basta la parola”. Si ha a che fare con editori seri che non hanno bisogno di liberatorie e un breve colloquio con stretta di mano può funzionare meglio di mille clausole.

Perché un fotografo scafato e non uno alle prime armi, conosce bene la varietà umana e saprà sempre di chi fidarsi.

 © Marco Maraviglia

lunedì 9 aprile 2018

La Grauzone di Mauro Cangemi: una recensione di Marco Maraviglia

Su Il Fotografo (Sprea Editore) n°302/aprile 2018, Marco Maraviglia recensisce il lavoro di Mauro Cangemi relativo alla sua ricerca di ombre, forme, silhouette relazionate al suo concetto di pensiero obliato, personalità nascosta e non rivelata.

Recensione di Marco Maraviglia su Il Fotografo (aprile 2018)